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La diagnosi in psicologia ❤️

03/12/2021 Tempo di lettura: 2 Minuti

🩺 Quale approccio diagnostico in psicologia?

In psicologia è possibile distinguere tra due approcci diagnostici: categoriale vs dimensionale. Il tradizionale approccio 𝐜𝐚𝐭𝐞𝐠𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞 si basa su un criterio dicotomico, ossia sulla definizione della presenza o assenza di un certo comportamento atipico/anomalo asseribile a un “disturbo” ed è stato utilizzato nel contesto delle psicopatologie fino al 2013 con la pubblicazione del DSM-5, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali alla sua quinta edizione.

Il DSM-5 ha segnato il passaggio da un approccio categoriale (DSM-III e DSM-IV) a uno di tipo 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 rispetto al funzionamento psicologico, privilegiando l’idea che un certo quadro psicologico/psicopatologico si sviluppi lungo un continuum; ciò significa che i sintomi possono essere presenti con un grado di intensità e frequenza variabile delineando quadri di maggiore o minore gravità.

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🌈 La salute mentale come un continuum: il concetto di "spettro"

Questo cambio di prospettiva ha consentito di avere una visione non solo meno estrema e più flessibile ma anche più aderente alla realtà rispetto alla salute mentale. A tal proposito, il manuale diagnostico di riferimento attualmente in uso introduce il concetto di 𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒓𝒐 proprio a sottolineare come il tipo di disturbo sia sostanzialmente uno solo ma le sue espressioni fenotipiche possano essere molteplici: il DSM-5 sostituisce il sistema multicategoriale dei manuali precedenti con un’unica dimensione diagnostica (oggi si parla ad esempio di Disturbi dello spettro ansioso/depressivo, etc.) apportando netti benefici in termini di sensibilità e specificità in fase di assessment.